Il Sindaco di Tavernerio Rossella Radice e il Direttore Generale dell'ASST Lariana Marco Onofri - il 14 marzo - taglieranno il nastro del Poliambulatorio di Tavernerio con il Presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, il Direttore Generale dell’ATS Insubria Paola Lattuada e il Presidente Ordine dei Medici Como Gianluigi Spata.

Il 10 marzo medici e infermieri dell’U.O. di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Sant’Anna effettueranno test delle urine e la misurazione della pressione arteriosa, del peso e del giro vita.

Test gratuiti in piazza Duomo a Como per la Giornata Mondiale del Rene. Il 10 marzo, dalle 9 alle 14, l’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, diretta da Claudio Minoretti, sarà presente con medici e infermieri nel centro della città per offrire alla cittadinanza controlli gratuiti delle urine, la misurazione della pressione, del peso e del giro vita. La postazione avrà a disposizione bagni chimici, ma sarà possibile consegnare ai sanitari un campione di urine del mattino raccolto nell’apposito contenitore acquistabile in farmacia o al supermercato.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Italiana del Rene, dalla Società Italiana di Nefrologia, dalla Croce Rossa, dalla International Society of Nephrology e dalla International Federation of Kidney Foundations, mira a ribadire l’importanza fondamentale dei reni per la salute e sensibilizzare l’opinione pubblica su un insieme di patologie in continuo aumento che possono condurre, se non prevenute, alla dialisi e al trapianto. Quest’anno sarà presente all’iniziativa, patrocinata da Amici di Como, anche una delegazione comasca dell’Aned onlus, l’Associazione nazionale emodializzati Dialisi e Trapianti.

Un semplice esame delle urine e il dosaggio della creatinina nel sangue, dunque, sono il primo passo per diagnosticare una malattia del rene e per prevenirne l’evoluzione e le complicanze. A ogni cittadino che si sottoporrà ai controlli sarà rilasciato un foglio con i risultati e i valori rilevati e, nei casi che lo necessitino, suggerito il percorso da intraprendere. Per sottoporsi ai controlli non è necessaria la prenotazione né l’impegnativa del medico di medicina generale.

Diagnosi precoce e prevenzione

La diagnosi precoce e la prevenzione sono le armi più efficaci contro le malattie renali che spesso si comportano da killer silenziosi e danneggiano i reni per anni senza sintomi. Una persona su dieci, infatti, ha problemi ai reni, ma spesso non lo sa. In Italia i dializzati cronici sono circa 50mila. Le persone più a rischio sono quelle con più di sessant’anni, ipertese, diabetiche, obese, gli individui con familiarità per malattie renali o coloro che abusano di farmaci antinfiammatori. Da ricordare che nell’ultima fase della malattia renale gli unici rimedi sono la dialisi e/o il trapianto.

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Dieci anni di attività per la Rianimazione dell’ospedale di Cantù. Il reparto di terapia intensiva del Sant’Antonio Abate, diretto da Gianmario Monza e dotato di sei posti letto, ha tagliato in questi giorni un traguardo importante: un’occasione per stilare un bilancio del lavoro svolto a partire dal primo ricovero, effettuato il 10 febbraio del 2006. Per ripercorrere le tappe dello sviluppo dell’Unità Operativa, ecco un po’ di numeri: dai 127 pazienti ricoverati nel 2006 si è arrivati ai 274 dello scorso anno, con una picco massimo nel 2013, durante il quale i degenti sono stati 335.

“Nel corso degli anni - spiega il primario Monza - ci siamo sempre più specializzati nel trattamento dei malati con problematiche respiratorie, sia cronici che affetti da patologie neurologiche invalidanti come la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), in cui il trattamento terapeutico prevede, oltre all’uso di ventilatori meccanici anche l’esecuzione di tracheotomie. In questi dieci anni ne abbiamo eseguite oltre 100. I pazienti in shock settico rappresentano un altro grave quadro clinico che sempre più frequentemente stiamo osservando in questi anni. Fortunatamente la tecnologia ci sta venendo incontro. Un’apparecchiatura, che ha richiesto un consistente investimento economico da parte dell’Azienda, ci permette di intraprendere un trattamento extracorporeo che pulisce il sangue dalle tossine rilasciate dai germi che hanno provocato l’infezione generalizzata e pertanto il quadro di shock”.

Di fronte a tanta tecnologia mancava un po’ di umanizzazione. Dal 18 gennaio 2016 è partito il progetto “Rianimazione aperta”. I parenti dei pazienti ricoverati hanno la possibilità di far visita ai loro cari 24 ore al giorno. Sono molti gli studi che documentano un netto miglioramento delle cure con il supporto anche psicologico del paziente attraverso la presenza dei propri cari. Il reparto di Rianimazione fa parte del Dipartimento di Emergenza Rianimazione e Anestesia dell'Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) Lariana Collaborano, con il Direttore, undici dirigenti medici, tutti specialisti in Anestesia e Rianimazione, il personale infermieristico (18) e di supporto coordinato dal caposala Massimo D’Angelo, coadiuvato nelle funzioni amministrative da una segretaria. La Rianimazione dell’ospedale di Cantù, come si diceva, è dotata di sei posti letto, di cui uno collocato in un box per eventuali pazienti da porre in isolamento. E’ un reparto completamente LATEX FREE, idoneo, pertanto, a pazienti allergici al lattice.

“C’è ancora molto strada da percorrere – conclude il primario -. Speriamo di festeggiare il prossimo compleanno soprattutto con testimonianze di parenti e pazienti che, seppur nel sofferenza e nel dolore della loro malattia, trovino sollievo nell’umanizzazione di un ricovero in un ambiente come la rianimazione solitamente molto asettico”. “La semplice memoria di un percorso umano, professionale e clinico-organizzativo – sottolinea Fabio Banfi, direttore sanitario dell’Asst Lariana – esprime un ulteriore passaggio del processo di consolidamento dell’ospedale di Cantù, del miglioramento della qualità della sua offerta sanitaria e della sempre più accentuata attenzione al territorio di riferimento”.

INFO: Ospedali Como

“Parlarne si può”, iniziativa promossa - dal 4 marzo - dal reparto con l’associazione Centro di Riferimento Oncologico “Tullio Cairoli”, parte il 4 marzo nel presidio di San Fermo della Battaglia.

L’idea nasce dalla collaborazione tra l’Unita Operativa di Oncologia dell’Azienda sociosanitaria territoriale Lariana e l’associazione Centro di Riferimento Oncologico “Tullio Cairoli”: “La malattia oncologica – sottolinea Monica Giordano, primario del reparto e presidente della onlus - stravolge la quotidianità e comporta significative ripercussioni tanto sul paziente che sulla sua famiglia. Concentrati sulle terapie contro il tumore, per quanto attenti a fornire informazioni corrette, spiegazioni esaurienti con competenza e disponibilità i medici rischiano a volte di non essere in grado di accogliere il vissuto emotivo dei pazienti. Incertezze e paure non dissipate possono influenzare in modo negativo l’affrontare le varie fasi di malattia e le terapie proposte.

La condivisione di esperienze comuni ‘guidata’ da un esperto, il parlare ‘tra pari’ di simili bisogni e difficoltà può avere un significato “terapeutico” e attenuare ansie e preoccupazioni”. I gruppi, finalizzati al confronto e all’aiuto reciproco, sono gratuiti, non necessitano di prenotazione e si svolgeranno nel Day Hospital Oncologico, al piano 0 blu del presidio di San Fermo della Battaglia, dalle 16.30 alle 18 secondo questo calendario: 4 marzo, 1° aprile, 6 maggio, 10 giugno, 1° luglio. Le date degli incontri successivi verranno comunicate nel mese di luglio.

I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono spazi di ascolto e di parola, come spiega Pierluigia Verga, la psicologa della “Tullio Cairoli” che seguirà gli incontri: “I gruppi rappresentano una possibilità di espressione libera e di apprendimento per le persone che vivono esperienze simili di fatica, di stress e di dolore emotivo. I pazienti con malattia oncologica spesso temono di impensierire i propri familiari e di essere loro di peso. Allora si trattengono, stanno in silenzio e talvolta evitano di esprimersi per non doversi poi occupare anche della tristezza e dell’ansia del proprio caro. A volte, se parlano, si sentono incompresi ‘perché se non ci sei passato non puoi capire’ – continua la psicologa. Anche per questo motivo, incontrarsi con altri ‘che sanno davvero’ è un’opportunità per un contatto umano significativo e per sentire autentica solidarietà”.

L’esperienza psicologica con i gruppi AMA (Auto-Mutuo-Aiuto), attivati in molte città italiane a supporto di situazioni di malattia, lutto, ecc. dimostra che il sostegno fra persone che si riconoscono in analoghe vicende è intenso e incisivo. La somministrazione nell’Oncologia del Sant’Anna durante questi ultimi anni del Need Evaluation Questionnaire ai pazienti in chemioterapia (progetto HUCARE) ha evidenziato la necessità di molti fra loro di parlarsi e aiutarsi: Parlarne si può intende proprio soddisfare questo bisogno.

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Ghezzi e Grossi: “Nessun allarmismo, ma evitate viaggi in Centro e Sud America se siete in gravidanza”.

In risposta alla crescente preoccupazione generata dalla diffusione dell’infezione da virus Zika in Centro e Sud America, all’Ospedale Del Ponte di Varese è stato definito un percorso dedicato alle donne che si sono esposte al rischio di tale infezione nel corso della gestazione. E’ stato infatti individuato un team di specialisti competenti, che si terranno costantemente aggiornati sulle conoscenze e sulle disposizioni date dalle autorità sanitarie nazionali e internazionali in merito alla gestione clinica dei casi di infezione materna sospetta o accertata.

Da MERCOLEDI' 9 marzo, grazie alla collaborazione tra la struttura di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Del Ponte, diretta dal Prof. Fabio Ghezzi, e quella di Malattie Infettive e Tropicali, diretta dal Prof. Paolo Grossi, sarà attivo un ambulatorio specifico, con sede nel Poliambulatorio Ottagono, il cui responsabile è il Dr. Roberto Puricelli. Per accedervi, l’appuntamento può essere fissato telefonicamente al n. 0332 299453 o presentandosi di persona all’Ottagono. Il ginecologo che effettuerà la prima valutazione attiverà, una volta analizzato il rischio, un percorso diagnostico specifico in collaborazione con gli Infettivologi, programmando il successivo iter di monitoraggio prenatale. Dal canto loro, gli specialisti infettivologi valuteranno le pazienti inviate dall’ambulatorio ostetrico dedicato, programmando gli accertamenti specifici da effettuarsi presso i laboratori di riferimento regionali e nazionali e indicando quindi alle pazienti l’eventuale percorso diagnostico da seguire.

“I timori per questa infezione – spiega il prof. Grossi, Direttore delle Malattie Infettive dell’Ospedale di Varese - nascono della crescente evidenza di un’associazione tra infezione da virus Zika contratta durante la gravidanza e malformazioni congenite e altri esiti sfavorevoli della gravidanza stessa, nonché dell’associazione tra infezione da virus Zika e sindrome di Guillain-Barré (SGB) post-infettiva”.
“Per quanto l’idea di un virus pandemico che possa causare anomalie neurologiche fetali e per il quale non esiste una modalità diagnostica definita, un vaccino preventivo o un trattamento di provata efficacia possa essere atterrente, - spiega il prof. Ghezzi - il modo corretto per affrontare la situazione non è certo quello di fomentare allarmismi inutili e psicosi fondate su prove assenti, ma piuttosto quello di strutturare interventi razionali e seguire in modo attento l’evoluzione delle conoscenze”.

Va infatti sottolineato come la dimensione del problema in termini di reale rapporto causale tra infezione e danno fetale e la quantificazione del rischio (che sembrerebbe molto basso in termini di numeri assoluti) sono ancora tutti da definire. “In considerazione della continua e rapida diffusione del virus Zika in America meridionale e centrale, - aggiunge Grossi - con particolare riguardo all’area caraibica, a titolo precauzionale, si raccomanda a tutte le donne in stato di gravidanza o che non escludono a breve il concepimento di:

  • valutare la possibilità di rimandare programmi e piani di viaggio nei Paesi colpiti dalla trasmissione del virus;
  • se il viaggio non è rimandabile, adottare le misure di misure protezione individuale contro le punture di zanzara;
  • ritornando da viaggi in aree a rischio, dare subito notizia del viaggio nel corso delle visite prenatali, al fine di poter essere valutate e monitorate in modo appropriato;
  • informare i viaggiatori diretti verso aree affette circa il rischio di trasmissione per via sessuale da un uomo infetto al partner e la possibilità di ridurre tale rischio utilizzando il preservativo. Infatti, ci sono prove che il virus Zika possa essere trasmesso attraverso lo sperma e indicazioni che il virus Zika possa essere presente nel liquido seminale per diverse settimane dopo la guarigione dalla malattia da virus Zika”.

L’ONU invita a promuovere il potere proteico e i benefici per la salute dei legumi secchi.

I legumi sono un’alternativa valida alle più costose proteine di origine animale, e questo li rende ideali per migliorare le diete nelle parti più povere del mondo e inoltre, sono una fonte economica, gustosa e molto nutriente di proteine e micronutrienti vitali che può essere di grande beneficio per la salute e i mezzi di sussistenza delle persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2016 l'Anno Internazionale dei legumi per fare opera di sensibilizzazione e aumentare la consapevolezza dei molti vantaggi dei legumi, incrementarne la produzione e il commercio, e incoraggiare utilizzi nuovi e più intelligenti lungo tutta la catena alimentare. Tra i legumi più diffusi vi sono tutte le varietà di fagioli secchi, i fagioli borlotti, i fagioli di Lima, i cannellini, fagioli e fave fresche. Ma anche ceci, piselli, lenticchie, fave, e molte altre varietà locali di leguminose.

I consigli dei nostri nutrizionisti in allegato.

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“Ricetta rossa digitale” da martedì primo marzo entra ufficialmente in vigore, a livello nazionale, la ricetta elettronica, tecnicamente “dematerializzata”, valida in tutte le farmacie italiane.

Il medico di famiglia compila elettronicamente la ricetta e rilascia un “tagliandino”, che consegnato con la tessera sanitaria, in una qualsiasi farmacia italiana, permette di ritirare il farmaco, pagando il ticket, previsto nella regione di appartenenza.

Prosegue quindi l’attività di digitalizzazione anche della Sanità pubblica, che grazie ad una sempre maggiore informatizzazione di farmacie e i medici di famiglia permette tassello per tassello di ottimizzare ancor più l’attività dei professionisti della salute a vantaggio dei cittadini che avranno garantita una maggior tracciabilità delle prescrizioni, mentre il sistema sanitario godrà di considerevoli risparmi di tempo e denaro.

Il progetto, che prevede l’estensione degli orari dell’attività ambulatoriale per alcune specialità in vari punti di erogazione aziendale, proseguirà anche nel 2016.

L’iniziativa, promossa da Regione Lombardia e avviata due anni fa nell’Azienda Ospedaliera “Ospedale Sant’Anna” di Como, confluita a gennaio con alcuni servizi sociosanitari dell’ex Asl nell’Azienda sociosanitaria territoriale Lariana, prevede il potenziamento dell’offerta di prime visite ambulatoriali ed esami strumentali per abbattere le liste d’attesa e l’accessibilità dei servizi da parte della popolazione grazie all’estensione degli orari dell’attività ambulatoriale per pazienti esterni, nel tardo pomeriggio, la sera o il sabato mattina, a seconda dei casi e delle prestazioni.

Le unità operative che lo scorso anno sono state coinvolte nel progetto sono la Radiologia - Diagnostica per Immagini, la Diabetologia, la Dermatologia, la Fisiatria, la Cardiologia e la Neurologia. Le prestazioni per “Ambulatori Aperti”, nel dettaglio 4.263, sono state erogate al Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, al Sant’Antonio Abate di Cantù e al “Felice Villa” di Mariano Comense. In più, oltre alle tre sedi ospedaliere, sono stati aggiunti anche il Poliambulatorio di via Napoleona a Como e quello di Ponte Lambro.

L’iniziativa è già ripartita anche quest’anno, al momento, con le Unità Operative di Radiologia dei presidi Sant’Anna e Sant’Antonio Abate e con la Diabetologia di Via Napoleona.

Le prestazioni attualmente prenotabili sono:

  • Radiologia – Diagnostica per Immagini: ecografie ed ecocolordoppler, risonanza magnetica, tac
  • Diabetologia: prime visite.

Prenotazioni
E’ possibile prenotare le prestazioni del progetto “Ambulatori Aperti” secondo le seguenti modalità:

  • Diabetologia: di persona, rivolgendosi ai Centri Unici di Prenotazione (Cup) aziendali, e telefonando da rete fissa all’800.638.638, numero verde gratuito del Call center regionale, o da rete mobile allo 02.99.95.99, numero regionale a pagamento al costo previsto dal proprio piano tariffario
  • Radiologia Ospedale Sant’Anna: ecografie e ecocolordoppler sono prenotabili presso i Cup aziendali e attraverso i numeri regionali suindicati. Le Tac e le risonanze, invece, solo al Cup del Sant’Anna
  • Radiologia Ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù: ecografie, tac e risonanze sono prenotabili agli sportelli della Radiologia, aperti dal lunedì al venerdì dalle 8.15 alle ore 15

    I posti a disposizione sono prenotabili previa revisione delle liste d'attesa delle varie specialità coinvolte per non penalizzare i cittadini che hanno già fissato gli appuntamenti.

Il servizio è disponibile anche sul territorio varesino.

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