Ghezzi e Grossi: “Nessun allarmismo, ma evitate viaggi in Centro e Sud America se siete in gravidanza”.

In risposta alla crescente preoccupazione generata dalla diffusione dell’infezione da virus Zika in Centro e Sud America, all’Ospedale Del Ponte di Varese è stato definito un percorso dedicato alle donne che si sono esposte al rischio di tale infezione nel corso della gestazione. E’ stato infatti individuato un team di specialisti competenti, che si terranno costantemente aggiornati sulle conoscenze e sulle disposizioni date dalle autorità sanitarie nazionali e internazionali in merito alla gestione clinica dei casi di infezione materna sospetta o accertata.

Da MERCOLEDI' 9 marzo, grazie alla collaborazione tra la struttura di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Del Ponte, diretta dal Prof. Fabio Ghezzi, e quella di Malattie Infettive e Tropicali, diretta dal Prof. Paolo Grossi, sarà attivo un ambulatorio specifico, con sede nel Poliambulatorio Ottagono, il cui responsabile è il Dr. Roberto Puricelli. Per accedervi, l’appuntamento può essere fissato telefonicamente al n. 0332 299453 o presentandosi di persona all’Ottagono. Il ginecologo che effettuerà la prima valutazione attiverà, una volta analizzato il rischio, un percorso diagnostico specifico in collaborazione con gli Infettivologi, programmando il successivo iter di monitoraggio prenatale. Dal canto loro, gli specialisti infettivologi valuteranno le pazienti inviate dall’ambulatorio ostetrico dedicato, programmando gli accertamenti specifici da effettuarsi presso i laboratori di riferimento regionali e nazionali e indicando quindi alle pazienti l’eventuale percorso diagnostico da seguire.

“I timori per questa infezione – spiega il prof. Grossi, Direttore delle Malattie Infettive dell’Ospedale di Varese - nascono della crescente evidenza di un’associazione tra infezione da virus Zika contratta durante la gravidanza e malformazioni congenite e altri esiti sfavorevoli della gravidanza stessa, nonché dell’associazione tra infezione da virus Zika e sindrome di Guillain-Barré (SGB) post-infettiva”.
“Per quanto l’idea di un virus pandemico che possa causare anomalie neurologiche fetali e per il quale non esiste una modalità diagnostica definita, un vaccino preventivo o un trattamento di provata efficacia possa essere atterrente, - spiega il prof. Ghezzi - il modo corretto per affrontare la situazione non è certo quello di fomentare allarmismi inutili e psicosi fondate su prove assenti, ma piuttosto quello di strutturare interventi razionali e seguire in modo attento l’evoluzione delle conoscenze”.

Va infatti sottolineato come la dimensione del problema in termini di reale rapporto causale tra infezione e danno fetale e la quantificazione del rischio (che sembrerebbe molto basso in termini di numeri assoluti) sono ancora tutti da definire. “In considerazione della continua e rapida diffusione del virus Zika in America meridionale e centrale, - aggiunge Grossi - con particolare riguardo all’area caraibica, a titolo precauzionale, si raccomanda a tutte le donne in stato di gravidanza o che non escludono a breve il concepimento di:

  • valutare la possibilità di rimandare programmi e piani di viaggio nei Paesi colpiti dalla trasmissione del virus;
  • se il viaggio non è rimandabile, adottare le misure di misure protezione individuale contro le punture di zanzara;
  • ritornando da viaggi in aree a rischio, dare subito notizia del viaggio nel corso delle visite prenatali, al fine di poter essere valutate e monitorate in modo appropriato;
  • informare i viaggiatori diretti verso aree affette circa il rischio di trasmissione per via sessuale da un uomo infetto al partner e la possibilità di ridurre tale rischio utilizzando il preservativo. Infatti, ci sono prove che il virus Zika possa essere trasmesso attraverso lo sperma e indicazioni che il virus Zika possa essere presente nel liquido seminale per diverse settimane dopo la guarigione dalla malattia da virus Zika”.

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